Seven thoughts

Seven thoughts

CON POCO, PER MOLTO

“Voi chiamate macchine salvalavoro i vostri mille dispositivi materiali, ma siete sempre impegnati. Con la moltiplicazione delle vostre macchine siete diventati sempre più affaticati, ansiosi, nervosi, insoddisfatti. Qualunque cosa abbiate, ne volete di più. Dovunque siate, volete andare altrove. Le vostre macchine non vi permettono di salvare né il tempo, né l’anima. Vi stimolano solo a inventare altre macchine e a fare più affari.”

M. Gandhi, Hind Swaraj, 1909

B(L)OOOOM

Ci sono terre dove il fuoco è un’ombra in movimento, un respiro profondo che plasma e divora senza fermarsi. Qui, il confine tra possibile e imprevedibile è labile, la superficie trema, la materia si fa e si disfa sotto i piedi.

Ci sono terre dove il fuoco si è spento da tempo. Il suolo sembra immobile, duro, definitivo. Quando arriva l’acqua il deserto fiorisce, come se quel calore lontano avesse lasciato qualcosa in sospeso.

Ci sono terre in cui i confini non esistono. In altre, li abbiamo tracciati noi con il peso del pregiudizio più che con la logica della terra.
Ovunque, l’origine è la stessa: il fuoco crea, distrugge, incanta.

UN SORSO DI PETROLIO

In un angolo di Kathmandu, una figura giovane vive un'esistenza di silenzi e rituali, lontana dal mondo esterno. Di tanto in tanto, il suo dolore interrompe la quiete, lasciando intravedere qualcosa di più complesso e intimo della storia romantica e patinata che la tradizione tramanda. Kumari è lo specchio di una latitudine dove sacro e umano scorrono ancora senza soluzione di continuità?

Sulla strada verso Pokhara, sotto il sole di mezzogiorno, un camion cisterna urta un autocarro. Il liquido infiammabile scorre sulla pista polverosa come una piena riempie il letto asciutto di un fiume in secca. Nessuno scappa. Solo file ordinate di persone, bottiglie di plastica in mano e le maniche intrise di petrolio. Niente arresti, niente panico, niente giudizio.

GET LOST, STAY

Sulla cartina non c’è, su maps nemmeno la regione dove ti trovi.
Ci arrivi dopo quattro giorni di treni, bus e minivan che sembrano tenuti insieme per abitudine. Alla fine trovi un passaggio, ma la direzione è vaga e la destinazione più che altro un’ipotesi. Tu la chiami in un modo, la gente del posto in un altro e non è detto che vi siate capiti.

Ti siedi su un sedile più stretto di te, lo schienale è una barra di ferro rivestita da uno straccio. Il finestrino si appanna a ogni respiro, mentre la strada sale. A un certo punto la pioggia diventa neve, un monaco anziano chiede una pausa.

Senza fretta, arriva la sera.

IL GRANDE IMBROGLIO

Abbiamo scambiato il cemento per il cielo, l'efficienza per la calma, la connessione per la presenza. Abbiamo imparato a muoverci veloci, a riempire il tempo, a rincorrere obiettivi che pensavamo ci assomigliassero.

E.O. Wilson la chiamò Biophilia Hypothesis, ovvero la mancanza del naturale ci fa male.

Io la chiamo un errore di specie: dimentichiamo che siamo parte, non eccezione.

SLIVERS

Nessuna storia
nessun perché
solo luce
solo lì

NAPLOG

Breve storia di pisolini rubati - da me e da loro - per chi non ha bisogno di giustificarsi nel non averli programmati.